meno 322 – solitudine

“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. (…)

Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro che sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu , uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato. (Kafka sulla spiaggia – Murakami Haruki)

La solitudine alle volte è necessaria. Chi, come me ha sempre qualcuno intorno e zero privacy, deve cercarla, perseguirla ed apprezzarla.

Io amo la solitudine. Da quando sono bambina ho la necessità  di crearmi delle occasioni, dei piccoli spazi tutti per me.

Se si vede un uomo viaggiare da solo, o fermo davanti al mare che guarda l’orizzonte, o che legge un libro in un parco, si pensa: che fico!

Se si vede una donna sola normalmente si ritiene che sia una sfigata.

Se poi l’uomo è un bell’uomo la considerazione aumenta e si immagina che sia solo proprio per concedersi un attimo di respiro da tutte le innumerevoli donne che certamente non gli danno tregua. Se invece è una donna bella che sceglie la solitudine tutti si chiedono: ma come mai una donna così è sola. Avrà sicuramente qualche problema o un orribile difetto che non le permette di avere qualcuno accanto.

La scelta di una donna di passare del tempo da sola è un ripiego, nel pensiero comune.

Passare una giornata al mare. Visitare una chiesa su una collina (con altre donne che ti guardano con la coda dell’occhio mentre entri e poi riesci e non ti fermi ad ascoltare la messa). Viaggiare tra paesi di una regione mai visitata scattando foto a ciò che più ti colpisce. O anche rimanere in silenzio davanti ad un tramonto con una valle colma di nuvole e la luna che cresce.

Quasi sempre si pensa che questi momenti debbano essere divisi con qualcuno per diventare eterni.

A volte no. A volte è un regalo tutto per se. E’ necessario prendersi un tempo di solitudine, apprezzarlo, e viverlo fino in fondo. Godere del silenzio che si crea dentro. E pensare, pensare, pensare. Sentire se stessi ed amarsi per quello che si è e che si sta vivendo.

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7 commenti
  1. Chi ha detto:

    Non lo so se è un caso, ma solitudine e Haruki sono stati gli elementi principali della mia ultima settimana.
    All’inizio ero spaesata. Poi mi sono resa conto che quando ci si limita a pensare, quando il pensiero rimane semplicemente pensiero e non si trasforma in parola, discorso, ogni sensazione è più intensa e diretta.
    Se unisci tutto questo a una buona lettura è inebriante, a dir poco.

    • elinepal ha detto:

      Può essere un caso….. ma il caso non esiste. Buoni pensieri anima mia.

  2. Non vorrei fare il solitudinologo (pur avendone i titoli), ma secondo me quella di cui parli tu non è solitudine.
    “La vera solitudine è quando ti abbandona anche la tua ombra” (frase mia, c’ho il copirait).
    Ciao
    P.S.: “una volta è un caso; due volte è una coincidenza; tre vole è voluto” (frase non mia, si può copiare liberamente)

    • elinepal ha detto:

      Non ho capito 😦

    • Volevo dire che quella che hai descritto tu non è vera solitudine, quella “nera”.
      Di quando manco c’hai l’ombra che ti accompagna…
      Ecco.
      Per quanto riguarda il P.S., mi riferivo al commento sopra, al “caso”.
      Capisciammè… :mrgreen:

  3. elinepal ha detto:

    ah! Ora ho capito. intendo il “caso”. Riguardo la solitudine io volevo parlare proprio di quella cercata, non della sfortuna di subirla passivamente. Non che io non ci sia passata! accidenti se alle volte l’ho subita. quella nera. Dove più che la solitudine avverti il rifiuto del mondo. Ora è diverso. Ho imparato il valore di un tempo, lungo o corto che sia, dove si “sceglie” di essere soli. Di viaggiare da soli, di mangiare da soli, di dormire da soli. Accettando anche le difficoltà che si devono affrontare, ma godendo della libertà e delle enormi potenzialità di crescita nel rapporto con se stessi. Vabbè per sdrammatizzare, un paio di settimane fa’ un mio amico indossò una maglietta con sopra la sagoma di un bassotto e la scritta “solo come un cane”. Scoppiammo tutti in grandi risate e lui disse che gli era stata regalata per il suo cinquantesimo compleanno. Beh spero di non riceverne una uguale domani. 😉

  4. Ohh Murakami è stato una scoperta recente, per me. Ora non lo abbandonerei mai! E la solitudine.. Ho un rapporto di amore/odio verso la solitudine. Vivo da sola e peso sia una fortuna assoluta. Sono pienamente padrona di me stessa, e’ una sensazione di completezza. Quindi ho molti momenti di solitudine, ricercati e apprezzati. Ma la solitudine ha il suo rovescio della medaglia, alle volte ti costringe troppo, ti soffoca, non ti fa respirare. Ti lascia un vuoto dentro che è fatto di pura assenza. La solitudine è un’amica con molti pregi e un solo enorme difetto: è fatta di assenza.

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