meno 362 – e che stanchezza!

Decidere di scrivere una pagina al giorno per 365 giorni proprio sotto debutto è stata un po una   follia. Dalle nove alle ventuno orario continuato. E oggi ritorno a casa solo ora (per la cronaca alle undici).

Rapida cena ancora un paio di cose di lavoro ed ecco che mi aspetta il mio impegno/gioco quotidiano.

Certo la stanchezza è tanta. Ma ho scoperto quanto è rilassante e rigenerante lasciarsi andare a questi momenti tutti per me. Approfittando anche della mancanza del piccoletto, in campeggio, e della ventenne che ho incrociato sulla porta mentre rientravo. Solo i due pelosi mi guardano straniti perché non è ancora arrivato il loro turno di coccole.

Ed oggi sarà così, un rapido rapportino sulla giornata (tanto per marcare la pagina) e poi in posizione orizzontale per almeno otto ore.

Venti attori, un musicista, una regista, un’aiuto regista, uno scenografo, due tecnici, tre operatori, un fonico, due produttori, una fotografa ecco chi c’era oggi in sala prove. Senza contare i tre aiuti che sono arrivati alla fine per smontare, con l’immancabile Pino il Volpino. Un piccolo ecosistema. Un concentrato di mondo. Una centrifuga di esigenze, istanze, idee, passioni, ire, sorrisi.

Questo è in definitiva il mio lavoro, riuscire a far si che tutto questo intruglio di caratteri, dna, ormoni in libera uscita, fragili ecosistemi esistenziali, condividano uno spazio e del lavoro e che tutto funzioni. Che nessuno esca urlando dall’hangar. Che domani   scene, compagnia e tecnici arrivino sereni in teatro per la prova generale. Tutto qui.

Con gli anni si imparano i tempi, i modi, i respiri. Si diventa fermi nelle decisioni ma diplomatici. Si impara a prevenire gli attacchi di ansia e a tranquillizzare. A dare consigli senza farlo pesare. Alla frase: abbiamo un problema – che è frequente quasi come: che ore sono? – si può rispondere solo con una soluzione. Non sempre riesce ed allora bisogna affrontare la tempesta. E le tempeste in teatro, vi assicuro, hanno molto poco di poetico.

 E’ il mio lavoro. L’ho scelto, voluto, costruito dal niente quando oramai ero già troppo grande per lo standard medio per affrontare cambiamenti di vita così drastici (o almeno per lo standard medio della mia famiglia). E quindi sono avvantaggiata dalla consapevolezza che non mi posso lamentare. Mai.

L’ho voluto e ce l’ho (almeno per il momento, ma non vorrei entrare nella questione crisi finanziaria e riflessi sulle già difficili condizioni del teatro italiano).

E ne sono veramente felice….. ma che stanchezza!

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5 commenti
  1. Buongiorno.
    Ma è un lavoro interessantissimo il tuo!
    Lo sospettavo che c’era una vena artistica in tutto ciò! 😛
    P.S.: ehm… io c’avrei qualche ambizione attoriale. Non è che potresti procurarmi un provino? :mrgreen:

  2. elinepal ha detto:

    Aquila scherzavo! (te la sei presa …) Bisogna sempre assecondare la propria vena artistica. 🙂

    • Presa io? 👿
      Naaaaaaa………… 😛
      (Quando mi daranno l’Oscar, lo so che vi getterete tutte ai miei piedi, ma io non vi degnerobbi nemmeno di uno sguardo!) 😎

    • elinepal ha detto:

      😉

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