Il mio posto speciale

Leggendo il post di @Curiosadinatura “I luoghi del cuore” ho superato il senso di inutilità e di inopportunità rispetto allo scrivere sul blog in questi giorni di tragedie.

Ho anche io un luogo del cuore. Una casa in un piccolo paese di montagna al confine tra Lazio, Umbria, Marche ed Abruzzo, dove tante volte ho sentito la terra tremare. Le scosse seguite al terremoto in Umbria nel 1997 durarono tanti mesi. Il terremoto dell’Aquila nel 2009 ha provocato lesioni, piccole, e crepe e poi piano piano le scosse successive si sono avvicinate con l’epicentro verso di noi.

Questa casa per me è una casa speciale. E’ stata restaurata da mio nonno negli anni cinquanta in un paesino da dove probabilmente ha origine il ramo materno della mia famiglia. Era il luogo delle vacanze dei miei nonni, e poi di mia madre e dei miei zii. Il paese dove sfollarono da Roma dopo il bombardamento di San Lorenzo con un viaggio rocambolesco tra macchina, corriera e poi un carro tirato dai buoi. Io ci sono arrivata che avevo appena quindici giorni e ci ho portato mia figlia che ne aveva venti. Il piccoletto, che ha rischiato di essere direttamente partorito lì, ha dovuto aspettare di più. Aveva già quasi un anno.

I cassetti degli armadi sono impregnati dall’odore di lavanda e c’è ancora una piccola cassetta di legno dove mia nonna teneva tutte le chiavi, come una vera castellana. E’ la casa dove d’estate io e mia sorella trovavamo  tutta la famiglia intorno al lungo tavolo da pranzo. Nonni, zii e zie  di vario grado e zii acquisiti da anni di vicinanza familiare ed estiva. La strada del paese non ancora asfaltata ha raccolto diversi centimetri di pelle delle mie ginocchia, continuamente sbucciate. Era il luogo della piena libertà. Dei pomeriggi passati nei campi a pascolare li vacchi  e a  sentirle strappare l’erba e ruminarla a lungo.

E’ stato li che ho avuto il mio primo amore. Infanzia passata assieme, era scritto che ci innamorassimo. Come era inevitabile che poi il nostro “fidanzamento” non avrebbe retto al ritorno in città. Ed è sempre lì che ho portato con orgoglio il mio ultimo amore nell’illusione che sarebbe stato quello di tutto il resto della mia vita. Non è stato così. Pazienza. Le illusioni si pagano.

Ogni volta che  torno è come un ritorno alla mia vera casa. Il fresco delle stanze anche in piena estate. La voglia di accendere il camino anche se non servirebbe. Le foto negli album dei primi del novecento con accanto quelle mie e di mia sorella degli anni sessanta. Le montagne, il lago, i pascoli.

Poco è cambiato e così desideriamo che sia. Anche in virtù di una solenne promessa fatta a mia madre.

Spesso, sentendo la terra tremare, ho pensato che tutto questo potrebbe sparire in un attimo. E immagino, dopo ogni sisma, lo strazio e la pena di chi, già fortunato per essere vivo e di avere la propria famiglia in salvo, ha perduto la propria casa, perdendo forse con essa tutti i ricordi di una vita.

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6 commenti
    • elinepal ha detto:

      Si certo. E’ che quando intorno a te accadono tragedie le parole sembrano vuote. Ma forse bisogna solo essere bravi a trovare quelle giuste. E io non mi sento proprio all’altezza. ciao 🙂

  1. Sabrina ha detto:

    Grazie per aver apprezzato il mio post e per aver parlato della tua casa e dei tuoi ricordi. Il mio blog è nato lo scorso autunno in un periodo per me difficile e scrivere e leggere altri blog mi ha aiutato e mi sta aiutando tuttora. Spero lo stesso per te e per tutte le persone dell’Emilia in questo particolare momento. un saluto. A presto

    • elinepal ha detto:

      Grazie a te Sabrina. Anche io ho iniziato a scrivere da poco per defibrillare in un periodo in cui si sono incrociate situazioni che fatico a tenere sotto controllo. Sembra che faccia effetto. 🙂

  2. Io trovo che sia sempre bello rivedere il proprio passato, con tutte le persone che vi hanno fatto parte.
    Ma io sono uno che non ha ancora fatto i conti con la nostalgia.
    Ritrovo gran parte delle tue sensazioni in luoghi nei quali ho vissuto periodi felici della mia vita. E per felici non intendo i periodi nei quali non c’erano problemi, ma quelli nei quali si sapeva che i problemi sarebbero stati affrontati e risolti tutti insieme.
    Ciao

  3. elinepal ha detto:

    Capisco bene ciò che dici. Non sono più tornata in quella casa per qualche anno, dopo che una serie di malattie hanno decimato la mia famiglia. Diciamo che io ora sono la vecchia generazione. E ho passato anche momenti critici in cui di nuovo è stato faticoso tornare. (Metti per esempio che ora si è rotto un tubo dell’acqua e devo andare sabato ad arginare un disastro 🙂 )
    E la nostalgia è qualcosa con cui ho fatto spesso i conti. Ma per periodi brevi. Probabilmente ho un brutto carattere, ma
    c’è di bello che sono una che ha fatto la scorza. E guardare al presente e al futuro mi sembra l’unica cosa sensata. Senza dimenticare ciò che è accaduto ieri, anche imparando dalle esperienze fatte – specialmente quelle negative o dolorose. Ma con la prospettiva di vivere al meglio il tempo che mi è dato (e speriamo sia molto che ciò parecchio da fare ancora!).
    ciao 😉

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